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Dalla plastica alla benzina: il carburante sostenibile

Una specie di grande forno alimentato a metano, la miscela di plastica che a 400 gradi evapora per poi diventare liquida raffreddandosi. È la pirolisi, il processo di produzione di carburante sostenibile di Sintol, la startup vincitrice della Start Cup Piemonte e Valle d’Aosta.

Gian Claudio Faussone, 39 anni, è l’ingegnere fondatore e ideatore del progetto. Il suo obiettivo è avviare la produzione di biocarburante derivato dalle miscele degli scarti della plastica a partire dal 2016.
Un’idea sviluppata da anni di esperienza diretta sul campo e dalla voglia di cambiare qualcosa: «Spero che la vittoria di questo premio e la nostra attività servano ad abbattere i soliti pregiudizi – racconta – . Prima di tutto, l’atteggiamento tipico italiano che se una cosa viene realizzata in modo diverso da come si è sempre fatto non va bene. Come se l’innovazione fosse un male».

 

Sintol acquisterà miscele di plastiche recuperate dagli imballaggi, come flaconi, contenitori degli affettati, film. Non lavorerà direttamente sul rifiuto, processo illegale in Italia: «Ci sono ditte apposite che creano questo materiale – spiega Faussone – Ne realizzano di diversi tipi e noi abbiamo bisogno del prodotto per loro meno pregiato, con valori lontani dalle proprietà della plastica pura e che quindi non può essere impiegato per produrre nuovi oggetti».
Il valore della materia dipende dal suo utilizzo, e così, da una miscela considerata per lo più scarsa, la startup produrrà il suo combustibile: «In base alla normativa europea lo possiamo definire bio perché è avanzato, detto di seconda o terza generazione – precisa il fondatore -. Ha caratteristiche chimiche analoghe ai gasoli tradizionali, ma proviene da una materia che non è il greggio».
Attraverso la pirolisi la plastica non sarà bruciata direttamente, rendendo molto basse le emissioni legate alla produzione: «Useremo il gas metano per alimentare l’impianto e avremo la potenza termica di un piccolo condominio. Il procedimento ha un rendimento del 75 per cento e produrremo circa 3 mila tonnellate di carburante».

 

L’azienda avrà sede a Front, in provincia di Torino. Faussone e i suoi due soci 25enni, l’ingegnere Daniele Michelini e il biologo Enrico Mosio, hanno individuato un’area industriale dismessa nella quale riconvertire un’ex centrale termoelettrica: «Qui collocheremo i macchinari, in parte acquistati in parte realizzati e brevettati da noi. In questa struttura possiamo utilizzare parte dell’esistente, per esempio i circuiti di raffreddamento che servono anche al nostro processo e abbiamo il vantaggio che l’area è già urbanizzata». L’investimento iniziale stimato è di 500 mila euro, soldi che Sintol è già riuscita a racimolare tra finanziamenti personali e bancari e alcuni contributi pubblici.

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Faussone non è alle prime armi nel settore dei biocombustibili: dopo un’esperienza in Venezuela impegnato sul protocollo di Kyoto e su progetti di riforestazione, vola negli Stati Uniti per formarsi in modo più tecnico. Ora segue diversi impianti nel mondo impegnati in questo tipo di produzione: «Sto lavorando in Thailandia sul carburante sostenibile derivato dalle plastiche prese dalle discariche – racconta – Negli Stati Uniti invece seguo un processo legato all’uso degli scarti del legno e ho contribuito a creare in Calabria, nel 2010, un impianto simile per un’azienda simile alla nostra che ha diversificato la sua attività».

 

Ma dove si trova il biocarburante? I consumatori non lo sanno, ma gli oli ecologici fanno già parte del nostro quotidiano: «Sono venduti senza che la gente ne sia consapevole – conferma Faussone – Sono mischiati alla benzina e al diesel che acquistiamo abitualmente. Fino al 5 per cento del totale non c’è obbligo di etichettatura o di pompa apposita. Ovviamente ci sono degli incentivi che spronano i distributori ad acquistare il combustibile sostenibile. Che esiste sia per il trasporto che per il riscaldamento. All’inizio li produrremo entrambi e studieremo il mercato per decidere se specializzarci».

 

Una goccia “verde” nel mare del nero petrolio quella di Sintol, che s’inserisce in un mercato ampio. Sono molte le esperienze di carburanti “ecologici” prodotti dagli alimenti per esempio, mentre in Cina e in Pakistan, Paesi con un alto bisogno di energia e dove c’è molta plastica, la produzione di oli da questo materiale è fiorente: «Non sono però di qualità. Noi abbiamo creato un prodotto conforme alle specifiche, di alto livello e non inquinante anche nel processo di produzione – chiarisce Faussone -. Di fatto recuperiamo carbonio e idrogeno. È una cosa positiva da cui si può innescare un nuovo modo di pensare l’industria chimica. Così come l’idea di un mercato etico legato alla scelta da parte dei consumatori del biocarburante. Ora non c’è ma chissà che non possa essere il futuro».