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Il futuro è nell’acqua – WaterWells e i pozzi a risparmio energetico

L’acqua sgorga dal rubinetto di casa e raramente si pensa a come sia arrivata fin lì. Per raggiungere le abitazioni ha fatto un lungo viaggio che a ritroso passa per i tubi dell’acquedotto, nei depuratori e prima ancora nei pozzi che dalle falde sotterranee la estraggono. Così come l’acqua che si acquista già imbottigliata, prelevata dal suolo dalle ditte imbottigliatrici per poter comodamente raggiungere gli scaffali dei negozi, i ristoranti, i frigo di casa.

Chi conosce le potenzialità di questo cammino sono gli ideatori di WaterWells, la startup incubata in I3P e spin off dell’azienda di imbottigliamento di Settimo Torinese “Drink Cup” che ha creato una nuova tipologia di pozzi a risparmio energetico e senza rischio di contaminazioni per l’acqua. Un’idea di Marco Antonio Ferrero, proprietario della ditta, che ora, grazie alla fondazione della startup, sta testando alcuni pozzi in Italia e prendendo accordi per nuove installazioni pilota con l’azienda torinese Smat che gestisce l’acquedotto comunale e Evian, il famoso marchio del gruppo Danone di acqua minerale francese.

Saremo anche il “pianeta azzurro” con oltre il 77 per cento della superficie ricoperto di acqua ma la Terra ha una quantità minima di acqua dolce che si aggira intorno al 2,5 per cento del totale. Una risorsa talmente preziosa da essere soprannominata “oro blu” e la cui domanda, secondo le stime dell’Ocse Environmental Outlook, aumenterà del 55 per cento entro il 2050. L’edizione del 2015 del rapporto delle Nazioni Unite “World Water Development” ricorda che quasi un miliardo di persone oggi nel mondo non ha accesso all’acqua potabile e impone agli Stati attenzione alla tematica come uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile da portare avanti nei prossimi anni di programmazione. Invito che sembra essere stato recepito nel documento finale della Conferenza Rio+20 in cui l’acqua e l’energia sono tra le aree prioritarie di intervento.

L’acqua è un problema di tutti, non solo dei Paesi in via di sviluppo o con difficoltà a reperire le risorse idriche. La sua quantità è strettamente connessa alla sua qualità: per essere consumata deve essere pura, non devono esserci proliferazioni batteriche. Un problema che riguarda anche i pozzi che sono soggetti all’inquinamento delle falde superficiali e di conseguenza anche di quelle più profonde. Con relativi costi di bonifica o di sostituzione e la diminuzione progressiva di acqua potabile. Un rischio da evitare se si considera che un italiano consuma in media più di 6 litri di acqua al giorno in base ai dati raccolti dal report del WWF, più di 132 mila metri cubi di acqua all’anno a livello nazionale. In Europa inoltre l’Italia è tra i paesi con la maggiore impronta idrica, essendo del 25% più alta della media dell’Unione europea, che ammonta a 1.836 m3 pro capite l’anno, ed essendo più elevata anche rispetto alla maggior parte dei Paesi vicini, come Francia e Germania. A livello globale, l’impronta idrica dell’Italia è il 66% più alta della media mondiale, che si assesta sui 1.385 metri cubi pro capite l’anno. E in confronto alle principali economie fuori dall’Unione Europea l’Italia è tra i paesi che consumano di più dopo Stati Uniti, Canada e Australia.

Nel torinese i pozzi gestiti da Smat sono più di 800, di questi circa 650 sono in funzione: «Gli altri sono dismessi o sono di emergenza, attivati solo in situazione di necessità». A essere così informato è Stefano Stracquadanio, ingegnere gestionale impegnato nelle attività di WaterWells che ha deciso di dedicare la sua tesi al prodotto innovativo di Drink Cup. «A differenza dei pozzi tradizionali il nostro è in acciaio inossidabile e non in ferro – spiega – E non ha la doppia tubazione di contenimento – che serve a evitare che il pozzo frani dopo la trivellazione – e quella di mandata dove scorre l’acqua. Nel nostro sistema contenimento e mandata sono un tubo unico di diametro maggiore».

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I vantaggi sono minori materiali e costi di creazione e installazione, maggiore portata d’acqua, meno attrito e quindi minor consumo di energia elettrica: «Mediamente un nostro pozzo fa risparmiare il 30 per cento di energia rispetto a uno di vecchia generazione».Altra innovazione è il supporto a tenuta stagna a cui viene collegata la pompa che aderisce alle pareti e divide la parte superiore del pozzo da quella inferiore dove c’è la falda d’acqua: «In più c’è una campana di contenimento sigillata che serve a evitare l’ingresso di aria nella tubazione ed evita così la prolificazione batterica. Oltre alla sostenibilità ambientale c’è quella economica: il nostro pozzo costa come uno tradizionale ma si risparmia sul lavoro perché invece che alcuni giorni si impiegano poche ore per la trivellazione e l’inserimento». (Clicca sull’immagine per avere più dettagli sul pozzo).

Per WaterWells il futuro non è solo nel nuovo ma anche nel recupero dell’esistente: la startup, in collaborazione con “Drink Cup” e con una ditta di trivellazioni vicino ad Assisi ha anche ideato un metodo di ammodernamento dell’esistente. «In genere un pozzo da sostituire viene rimosso. Noi invece installiamo il nostro all’interno del tubo già esistente e visto che non abbiamo bisogno della doppia tubatura non diminuiamo le prestazioni».Per Stefano Stracquadanio i possibili competitor non sono altri innovatori nella tecnica di costruzione dei pozzi: «Non ne abbiamo trovati! Però c’è resistenza all’innovazione».

Per ora il futuro di questa startup è nella partecipazione alle competizioni per trovare finanziamenti, alle fiere di categoria per farsi conoscere e nell’installazione di pozzi pilota per ditte di imbottigliamento e acquedotti comunali che potrebbero vedere nel nuovo metodo vantaggi e risparmi.Un tuffo nei Paesi in cui c’è emergenza idrica? «Ci abbiamo pensato ovviamente – ammette Stefano – Ma siamo nati solo a dicembre 2014, siamo piccoli e non abbiamo i contatti necessari per ora. Quel che è certo è che la nostra tecnologia si può adattare anche a pozzi di piccole dimensioni, per uso domestico, abbattendo i costi di installazione e di utilizzo. È un mercato a cui si può guardare».