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Le Officine Creative Torino: l’innovazione ambientale che passa dall’educazione

Un’attività di formazione aperta e diffusa, un laboratorio popolare per vicinanza alle persone e per prezzo, un luogo dove imparare e offrire in cambio le proprie competenze con attenzione al risparmio di risorse, al riuso, al riciclo, alla sostenibilità ambientale delle proprie azioni e scelte. 

Sono queste le basi delle Officine Creative Torino (OCT), con sede nella casa di quartiere  e hub culturale Cecchi Point. L’esperienza si è sviluppata in modo informale a partire dal 2011, quando un gruppo di persone ha rianimato le officine comunali abbandonate da tempo e usate come magazzino per restituire alla città un luogo e condividere competenze. «All’inizio i laboratori – racconta Elena Actis, 30 anni, presidente dell’associazione culturale che gestisce le Officine, costituita a marzo 2016 – erano dedicati alla mobilità sostenibile perché una delle prime realtà che si è sviluppata qui è stata la ciclofficina, tuttora presente. Io stessa mi sono avvicinata alle attività grazie ad un corso su come aggiustare la mia bicicletta. Poi mi sono interessata a dei modelli storici perché qui c’era una collezione privata. Sono restauratrice e anche se non me n’ero mai occupata, ho lavorato sul recupero dei metalli di queste due ruote». 

La filosofia di chi entra a far parte delle OCT in fondo è proprio questa: appropriarsi del luogo, dei molti materiali contenuti e dimenticati e mettere a disposizione il proprio saper fare per dare a tutto questo nuova vita. Il direttivo è composto da due ingegneri, uno dei materiali e uno che è anche designer, due falegnami, il primo marionettista ed esperto di tornio il secondo antropologo e artigiano, una sarta artista e costumista, un’operatrice shiatsu che lavora la pelle ed Elena, restauratrice, impegnata, con altre due persone, nella creazione di laboratori per i bambini.  L’associazione ha organizzato alcuni corsi ed incontri nelle scuole e intende implementare il lavoro divulgativo.

OCT_Il team

L’educazione al riciclo, al riuso e al recupero però passa attraverso tutte le attività del gruppo. Le OCT realizzano corsi o laboratori a costi accessibili  (10 euro a lezione), per imparare ad aggiustare le biciclette, recuperare materiali come le camere d’aria, riutilizzare vestiti dismessi o creare giocattoli a partire dal legno. Gli spazi e i macchinari si possono utilizzare pagando un affitto di circa 2 euro l’ora e sono a disposizione di chiunque sia interessato a realizzare oggetti con le proprie mani. I soci dell’associazione presidiano, danno suggerimenti e, se necessario, seguono un progetto in modo continuativo ad un costo di 8 euro l’ora: «Incentiviamo anche lo scambio di esperienze, seguendo il principio della banca del tempo» chiarisce la presidente. Nel 2015 alle OCT ci sono stati 750 passaggi di persone dai 10 ai 70 anni che hanno aggiustato la propria bicicletta, costruito accessori da viaggio, scenografie per spettacoli e costumi o partecipato ai corsi: «Arrivano richieste anche molto particolari – spiega sorridendo Elena Actis -. Per esempio di realizzare una barca. Abbiamo dovuto spiegare che per noi non era fattibile».

OCT_laboratorio riciclo plastica

Sabato 1 ottobre, dalle 16 alle 24, le Officine Creative Torino aprono al pubblico per presentare i laboratori e le attività 2016-2017: i più piccoli potranno creare giochi in legno, strumenti musicali da materiali di recupero e sperimentare il riciclo della plastica. Per gli adulti invece ci saranno prove della fresatrice a controllo numerico, momenti dedicati alla fotografia e approfondimenti sull’uso della paglia in architettura grazie alla collaborazione dei ragazzi del Progetto Termitiére che inviteranno i visitatori a fare dei veri e propri “tuffi”. Negli spazi esterni delle OCT inoltre saranno attive dalle 16 alle 19 le officine itineranti, delle cargobike allestite per fungere da falegnameria, ciclofficina e sartoria mobili che saranno presentate al pubblico per la prima volta, in previsione di imboccare le vie della città nei prossimi mesi. Un’iniziativa per sensibilizzare al recupero e trasformare consumatori passivi in cittadini attivi, capaci di riparare oggetti e che preferiscono “allungare la vita alle cose” invece di buttarle.